David Foster Wallace è morto

Posted in A ruota libera con i tag , , , , , on Settembre 15, 2008 by Alessandro Re

Lo scrittore americano David Foster Wallace, che aveva raggiunto fama internazionale 12 anni fa con il fluviale romanzo Infinite Jest, è stato trovato morto impiccato nella sua abitazione a Clermont, nel Sud della California. Aveva 46 anni. È stata la moglie a scoprire il cadavere, e la polizia propende per l’ipotesi del suicidio. Attualmente Wallace insegnava scrittura creativa e letteratura inglese presso il Pomona College, in California. Il preside, Gary Kates, ha sottolineato come lo scrittore si prendesse cura con estrema attenzione degli studenti: col suo lavoro «ha trasformato la vita di molti giovani».

In questo momento occorre tacere,  sfogliare la raccolta “Oblio”, leggere ancora una volta quel racconto straordinario che è “Caro vecchio neon”, e poi rileggerlo ancora, e ancora…

Non è possibile. Non è tollerabile un “coccodrillo” come quello di Culicchia su La Stampa.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&ID_articolo=1685&ID_sezione=81&sezione=News

L’arroganza, la supponenza strisciante con cui si pretende di liquidare uno dei più grandi scrittori del nostro squallido tempo. Tra le righe, non viene neppure risparmiata qualche frecciatina sul look, la carriera scolastica, la celebrata intelligenza… uno scrittore forse sopravvalutato?

Meglio che stai zitto, Culicchia, tu che al massimo potevi fargli da portaborse a Pomona, tu al che al di fuori della provincia di Torino nessuno sa chi cazzo sei.

Grazie David, grazie dei tuoi libri.

I romanzi che ci meritiamo

Posted in A ruota libera con i tag , , , on Agosto 4, 2008 by Alessandro Re

Ho cercato di evitarlo in tutti i modi, ma alla fine è andata che me l’hanno regalato. Ogni anno c’è almeno un libro che non ti dà scampo, la copertina patinata che ti perseguita ovunque… Quest’anno tocca a LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di Paolo Giordano, Premio Strega 2008. Cazzo, dalla foto ha un’aria un po’ troppo pulita, 25 anni, pochini per un romanzo d’esordio con gli attributi… mmm, confesso di essere scettico… ha fatto la Holden con la paghetta del papà, ha detto che ”l’hanno notato”, che “si è fatto seguire dall’agente” (“seguire”?), ha ricevuto l’osanna unanime della critica, il paginone su Tuttolibri con il bel faccino da secchioncello di Fisica che campeggia al centro di un’intervista che ne costituisce l’irrilevante e insipida didascalia… però, calma, questo ha vinto lo Strega, ha venduto 200 mila copie… mah, chissà, forse sa scrivere.

Così mi butto sull’incipit, di solito mi basta leggere la prima pagina di un romanzo per capire se vale la pena di andare avanti e… ma stiamo scherzando? Mi ritraggo divertito e inorridito nello stesso tempo. La scena è involontariamente comica (la cosa peggiore che può capitare a uno scrittore, a parte il sentimentalismo), fantozziana nel suo dipingere il dramma sciistico-esistenziale della giovinetta, il casco che le fa male, gli scarponi troppo stretti… davvero straziante!! Alla piccola rimane pure la colazione sullo stomaco, l’accenno gastro-intestinale serve per creare “il clima”, predisponendo il lettore alla letterale e colossale CAGATA che nelle pagine successive (sfogliate rapidamente) la giovinetta scarica nella tuta da sci. Geniale. E io che credevo che quando si tratta di scrivere di MERDA Il Pynchon dell’ “Arcobaleno della gravità” fosse insuperabile. Mi sbagliavo: che forza visionaria, che coraggio! Già. ci vuole un bel coraggio a scrivere-pubblicare- comprare- un libro così. Roba perfettamente inutile, e gli danno pure lo Strega!! Siamo messi male.

Sono questi i romanzi che ci meritiamo? Angosciato ancora una volta dalla domanda, io il libro l’ho “mollato”, la vita è breve e la mia personale lista d’attesa dei libri che ti cambiano la vita (e qualche volta te la salvano) è così lunga, così lunga… Qualcuno di quei titoli dovrebbe leggerlo anche Giordano, gli farebbe bene, così magari si deprime, si butta a pesce nella Fisica e ci risparmia il seguito… Ma forse mi sbaglio, Giordano è uno scrittore ggiovane, è bravo bravo, scrive pulito e scorrevole, è politicamente corretto, con in più un pizzico di trasgressione, piace tanto ai ggiovani… Quindi?

Mulholland Drive

Posted in Cinema con i tag , on Maggio 20, 2008 by Alessandro Re

“Mulholland Drive”,  il film di David Lynch vincitore del Festival di Cannes 2001, è considerato da molti il suo capolavoro. Lo vedi la prima volta e fino a metà film ti sembra di avere capito quasi tutto, quasi tutto, perché ci sono dettagli che non quadrano, avvenimenti stranianti, ma lasci correre e ti abbandoni al flusso delle immagini, finché non cominci a provare una sensazione di disagio, il sospetto che con tutta probabilità le cose stanno diversamente da come credi. Esiste un momento preciso (Betty e Rita dentro il Club “Silencio”) nel quale lo smarrimento delle protagoniste diventa il tuo smarrimento.  Che accidenti sta succedendo? Poi, forse, ricominci a capire, ma è un altro film rispetto a quello che fino a quel momento credevi di avere visto.

“Mulholland Drive” è un meccanismo a incastro “infernale” (la via di Lynch per rappresentare il suo “inferno sulla terra” ?!?), delirante e perfettamente logico nello stesso tempo. E non c’è contraddizione tra queste due proprietà, perché la logica del film è una logica delle “acque profonde” dell’inconscio, è là infatti che si pescano i pesci grossi, e non delle “acque basse” della coscienza razionale, dove si trovano solo pesci piccoli.

Al termine del film, ti ritrovi tra le mani i pezzi di un puzzle oscuro e sterminato. Scopri che puoi montare i pezzi così da formare diversi puzzle, sostanzialmente diversi tra loro. Ma nessuno è completo, manca sempre una tessera.

In rete è presente un’ottima “centrale” su “Mulholland Drive”. Consiglio di affrontarla dopo la terza-quarta visione del film. Buon divertimento.

 

 

Cormac McCarthy, la strada a ritroso

Posted in A ruota libera con i tag , , , , , , , , on Marzo 11, 2008 by Alessandro Re

Sull’onda del successo del più recente ”La strada” (Premio Pulitzer 2007) e del film dei fratelli Coen tratto dal penultimo “Non è un paese per vecchi” Einaudi ristampa nei Tascabili la prima produzione dello scrittore. Dopo “Figlio di Dio”, è ora la volta di “Il buio fuori”. Prima della svolta western di “Meridiano di sangue” (per molti il suo capolavoro) McCarthy scrive romanzi gotici intrisi di violenza, collocandosi saldamente, fin dagli esordi, nella tradizione (per la verità, poco frequentata anche in America) di Faulkner e Melville (ma dovremmo parlare anche di Poe e Lovecraft?). Al cospetto di cotali Maestri, lo scrittore dimostra comunque di possedere, già nelle prime opere, uno stile maturo, inconfondibile: la brutalità dei temi (incesto, necrofilia e quant’altro) si sposa magistralmente con l’afflato biblico della narrazione, la potenza grandiosa della visione, il dettaglio folgorante, l’icasticità dei dialoghi.
Nel panorama della letteratura contemporanea, ingolfato e depresso dalla teocrazia del politically correct, Cormac McCarthy svetta, con la sua prosa epica così fuori dal coro, come un gigante. Da non perdere.

Intanto,  pare che Viggo Mortensen (“Il signore degli anelli”, “La promessa dell’assassino”) impersonerà il padre nell’adattamento cinematografico de “La strada”. Vedremo.

Solo una catastrofe ormai ci può salvare

Posted in A ruota libera on Febbraio 27, 2008 by Alessandro Re

Nella sua ultima intervista pubblicata sullo Spiegel, il filosofo Martin Heidegger disse: “Solo un Dio ormai ci può salvare.” Lui parlava di “un Dio”, io parlo di “catastrofe”. Forse avrei potuto scrivere “Solo un Hitler ormai ci può salvare”. Avrebbe fatto qualche differenza? Queste differenti enunciazioni non dicono forse la stessa cosa, non sono forse semplici varianti l’una dell’altra? Non sono forse tutte quante destinate a un rapido oblio? Non sono già, appena scritte, istantaneamente sputtanate in quanto eccessive, oscure, patetiche, colpevolmente kitsch. Non sono forse destinate, fin dall’inizio, a essere risucchiate nel vuoto del chiacchericcio universale? Tutto intorno a noi è encefalogramma piatto, blocco mentale cronico, opinione preconfezionata e perfettamente intercambiabile con qualunque altra, registrazione di un ronzio che gira ottusamente in loop.

Sbaglia (sapendo di sbagliare?) Saviano, quando nell’intervista riportata nel bell’articolo “Quali libri bruciare?” di Graziano Dell’Anna, dichiara: «Può darsi che il chiasso possa essere assordante. Ma mai potrà essere più assordante di quanto sia stato il silenzio. E non mi importa fino a che punto l’interesse degli editori sia quello di sfruttare una tendenza o una moda. Anche una tendenza o una moda è frutto di un clima cambiato, di una domanda che chiede di essere esaudita».  Sbaglia Saviano, perché il baccano è l’orrore, perché la domanda stessa è moda, e domani la domanda è un’altra, perché il silenzio è il gesto radicale sempre più urgente; raccogliendo una provocazione dell’articolo, bruciare i libri è il gesto ogni giorno più necessario. Paradossale promozione della cultura contro la bulimia del mondo editoriale, che è riflesso della bulimia del mondo tout court.

Sbaglia Saviano, e così facendo controbilancia e subito anestetizza e svuota la seguente affermazione: «la pericolosità della parola non deriva da quel che è stato scritto, ma da ciò che viene letto». Qui Saviano ha ragione, perché chi ha ancora tempo e voglia di leggere? Chi è ancora in grado di lasciarsi spaventare dalla parola? Chi si sente ancora minacciato, messo alle strette dalla parola? Occorre disciplina e fatica per questo; occorre volontà. In giro se ne vede ben poca.

E poi, che cosa significa leggere? Oggi mi pare che la lettura possa configurarsi solo come rischio, scontro con noi stessi e gli altri, come titanico corpo a corpo, come impresa immane, tanto è il disturbo alla lettura che viene da noi stessi e dagli altri. Qui, la posta in gioco è il riscatto di noi stessi attraverso il riscatto della parola. Mi piace questa espressione, detta dal poeta Ivano Ferrari, l’autore dello splendido poemetto Macello (Einaudi, 2004), nel corso di un’intervista che considero illuminante.

Allora, vivaddio, che il libro o lo si legga o lo si bruci, che si abbia una volta nella vita il coraggio di compiere un gesto radicale, cominciando finalmente a liberare un po’ di spazio sugli scaffali invasi da tanta carta inutile!

Letteratura, Musica, Risonanze (prologo-2)

Posted in A ruota libera on Febbraio 11, 2008 by Alessandro Re

Nel bel Paese vengono pubblicati in media 100 libri ogni giorno. Eppure, i dati sulla lettura sono catastrofici (cfr. http://www.letturaweb.net/jsp/approfondimenti/saggi/vivarelli_1_3.jsp).

Gli effetti di alcuni decenni di cura televisiva e della rovina prodotta da una politica culturale provinciale, demagogica e baronale sono sotto gli occhi di tutti. I manager dell’industria del libro (impossibile qui fare dei distinguo tra pubblico e privato) tengono in piedi un mercato ipertrofico, gonfiato, rinunciando a priori a un qualsiasi ragionamento di prospettiva, che implichi un ripensamento radicale dei loro piani.

Il cinismo e l’ipocrisia regnano incontrastati, la verità attira riprovazione e scherno.

Stando ai manager dell’industria culturale, lo scrittore è un problema, un ingranaggio superfluo e imbarazzante, se non addirittura sgradevole, all’interno del meccanismo della produzione libraria. Vorrebbero liquidarlo del tutto, e nell’impossibilità di farlo mirano a neutralizzarlo definitivamente in modo da renderlo sopportabile ai loro occhi. Gli scrittori vengono soppiantati dai ghost writers, dai collaboratori free-lance, dalle belle facce della televisione.

La maggior parte dei nuovi autori si attiene scrupolosamente al vademecum dello scrittore che è stato confezionato per loro. Viene prescritta una mescolanza equilibrata, molto post-moderna, di ironia, erudizione, narcisismo e politicamente corretto.

Scandalizzare è conveniente, purché non si facciano i nomi.

La suddetta mistura è inequivocabilmente micidiale e mortifera per la letteratura. Qualcuno sa indicarmi un solo grande libro che in passato sia scaturito dalla combinazione di questi elementi? Un solo grande scrittore che nella realizzazione della propria opera non sia stato totalmente serio, oltre che crudele verso se stesso e gli altri, spietato, addirittura morboso? Un solo grande scrittore che nel tenere in gran conto il passato e presente letterario non abbia al contempo lavorato come se gli altri libri non esistessero? Che non si sia spinto nella scrittura fino al limite estremo, senza preoccuparsi delle conseguenze sull’ipotetico pubblico? Che non abbia evitato in tutti i modi di crogiolarsi nella contemplazione del proprio ombelico?

Oggi è molto conveniente stupire per fare notizia, scandalizzare senza colpire a morte, denunciare rimanendo in superficie, senza andare mai al punto, senza essere mai diretti e radicali. Perché fare nomi e cognomi e inimicarsi qualcuno? D’altronde, anche il sottoscritto, in questa comoda invettiva, si sta tenendo sulle generali. Per riuscire a sgomitare un po’ e ottenere qualche vantaggio, è meglio una scrittura che sia sempre accattivante e rassicurante perché seriale e mediocre (anche quando dà l’impressione di essere, termine deprecabile, originale).

Svegliati, scrittore. Nessuno vuole avere a che fare con un rompicoglioni della parola scritta. (continua)

I migliori del 2007. Pochi ma buoni.

Posted in Musica on Febbraio 8, 2008 by Alessandro Re

A breve vi racconterò le tre migliori uscite dello scorso anno.

 Robert Wyatt “Comicopera”

The National “Boxer”

Radiohead “In Rainbows”

Che siano le uniche uscite discografiche del 2007 degne di nota? Probabile, dagli anni d’oro più recenti è trascorso più di un ventennio (mi riferisco al periodo fine Settanta – inizio Ottanta). La situazione dell’industria musicale è disperata. Sulle cause di tale penuria, avrò modo di approfondire.

Il velo nero. Memoir con digressioni (Rick Moody)

Posted in Libri con i tag , , , , , on Febbraio 8, 2008 by Alessandro Re

E’ della fine del 2007 la ristampa, presso i Tascabili Bompiani, della traduzione italiana di “The Black Veil”, a mio avviso il più bel libro di Rick Moody. Un memoir? Ma il memoir non vende! Eppure, anche J. Lethem e D. Antrim si sono cimentati, in tempi recenti, nel genere, e l’hanno fatto, come Moody, nel pieno della loro maturità artistica. Credo che il memoir abbia rappresentato, per questi scrittori, un modo di liberarsi dalle pastoie del post-moderno, una tradizione alla quale tutti devono molto, ma con la quale sentono anche di dover fare i conti. “Il velo nero” contiene alcune delle più belle pagine di narrativa che ho letto negli ultimi anni, soprattutto laddove l’autobiografia prende il sopravvento sulle divagazioni saggistiche, per esempio sulle pur stimolanti digressioni sul racconto “Il velo nero del pastore di Hawthorne”, e Moody abbassa il velo, scrivendo del lutto, della vergogna, della dipendenza fisica e psichica, a nervi scoperti, e tuttavia mostrando sempre un controllo stilistico sublime. Lunghi monologhi che trascinano il lettore in una spirale nella quale lo stile e la sincerità redimono il lettore, creano empatia, danno al vissuto privatissimo di Moody valenza universale. Mi viene da pensare a Thomas Bernhard, anche se lo scrittore americano non ha nelle corde la carica invettiva, caustica del Grande Austriaco. Un Bernhard meno crudele e più incline al patetico. Ma la profondità del pensiero, la voragine che incatena il lettore, il respiro musicale travolgente, sono, nelle pagine migliori, i medesimi. “Il velo nero” è un libro da non perdere. Di Rick Moody parlerò ancora.

Rick Moody The Black Veil

Letteratura, Musica, Risonanze (prologo-1)

Posted in A ruota libera on Febbraio 8, 2008 by Alessandro Re

In questo brutto inizio del Nuovo Millennio, continua inesorabile, in tutto l’Occidente, l’attacco mosso da più parti contro la parola. Le origine certe di questa opera di distruzione, le cui implicazioni più estreme non sono ancora del tutto manifeste, coincidono essenzialmente con l’avvento della Televisione. Non prendiamoci in giro, smettiamola di fare i post-moderni. I risultati di alcuni decenni di dominio sono sotto i nostri occhi. La televisione è il primo, grande nemico. La parola omologata, normalizzata, massificata. La parola consumata, logorata, degradata, abusata, inflazionata. (continua)