Archivio per Febbraio, 2008

Solo una catastrofe ormai ci può salvare

Posted in A ruota libera on Febbraio 27, 2008 by Alessandro Re

Nella sua ultima intervista pubblicata sullo Spiegel, il filosofo Martin Heidegger disse: “Solo un Dio ormai ci può salvare.” Lui parlava di “un Dio”, io parlo di “catastrofe”. Forse avrei potuto scrivere “Solo un Hitler ormai ci può salvare”. Avrebbe fatto qualche differenza? Queste differenti enunciazioni non dicono forse la stessa cosa, non sono forse semplici varianti l’una dell’altra? Non sono forse tutte quante destinate a un rapido oblio? Non sono già, appena scritte, istantaneamente sputtanate in quanto eccessive, oscure, patetiche, colpevolmente kitsch. Non sono forse destinate, fin dall’inizio, a essere risucchiate nel vuoto del chiacchericcio universale? Tutto intorno a noi è encefalogramma piatto, blocco mentale cronico, opinione preconfezionata e perfettamente intercambiabile con qualunque altra, registrazione di un ronzio che gira ottusamente in loop.

Sbaglia (sapendo di sbagliare?) Saviano, quando nell’intervista riportata nel bell’articolo “Quali libri bruciare?” di Graziano Dell’Anna, dichiara: «Può darsi che il chiasso possa essere assordante. Ma mai potrà essere più assordante di quanto sia stato il silenzio. E non mi importa fino a che punto l’interesse degli editori sia quello di sfruttare una tendenza o una moda. Anche una tendenza o una moda è frutto di un clima cambiato, di una domanda che chiede di essere esaudita».  Sbaglia Saviano, perché il baccano è l’orrore, perché la domanda stessa è moda, e domani la domanda è un’altra, perché il silenzio è il gesto radicale sempre più urgente; raccogliendo una provocazione dell’articolo, bruciare i libri è il gesto ogni giorno più necessario. Paradossale promozione della cultura contro la bulimia del mondo editoriale, che è riflesso della bulimia del mondo tout court.

Sbaglia Saviano, e così facendo controbilancia e subito anestetizza e svuota la seguente affermazione: «la pericolosità della parola non deriva da quel che è stato scritto, ma da ciò che viene letto». Qui Saviano ha ragione, perché chi ha ancora tempo e voglia di leggere? Chi è ancora in grado di lasciarsi spaventare dalla parola? Chi si sente ancora minacciato, messo alle strette dalla parola? Occorre disciplina e fatica per questo; occorre volontà. In giro se ne vede ben poca.

E poi, che cosa significa leggere? Oggi mi pare che la lettura possa configurarsi solo come rischio, scontro con noi stessi e gli altri, come titanico corpo a corpo, come impresa immane, tanto è il disturbo alla lettura che viene da noi stessi e dagli altri. Qui, la posta in gioco è il riscatto di noi stessi attraverso il riscatto della parola. Mi piace questa espressione, detta dal poeta Ivano Ferrari, l’autore dello splendido poemetto Macello (Einaudi, 2004), nel corso di un’intervista che considero illuminante.

Allora, vivaddio, che il libro o lo si legga o lo si bruci, che si abbia una volta nella vita il coraggio di compiere un gesto radicale, cominciando finalmente a liberare un po’ di spazio sugli scaffali invasi da tanta carta inutile!

Letteratura, Musica, Risonanze (prologo-2)

Posted in A ruota libera on Febbraio 11, 2008 by Alessandro Re

Nel bel Paese vengono pubblicati in media 100 libri ogni giorno. Eppure, i dati sulla lettura sono catastrofici (cfr. http://www.letturaweb.net/jsp/approfondimenti/saggi/vivarelli_1_3.jsp).

Gli effetti di alcuni decenni di cura televisiva e della rovina prodotta da una politica culturale provinciale, demagogica e baronale sono sotto gli occhi di tutti. I manager dell’industria del libro (impossibile qui fare dei distinguo tra pubblico e privato) tengono in piedi un mercato ipertrofico, gonfiato, rinunciando a priori a un qualsiasi ragionamento di prospettiva, che implichi un ripensamento radicale dei loro piani.

Il cinismo e l’ipocrisia regnano incontrastati, la verità attira riprovazione e scherno.

Stando ai manager dell’industria culturale, lo scrittore è un problema, un ingranaggio superfluo e imbarazzante, se non addirittura sgradevole, all’interno del meccanismo della produzione libraria. Vorrebbero liquidarlo del tutto, e nell’impossibilità di farlo mirano a neutralizzarlo definitivamente in modo da renderlo sopportabile ai loro occhi. Gli scrittori vengono soppiantati dai ghost writers, dai collaboratori free-lance, dalle belle facce della televisione.

La maggior parte dei nuovi autori si attiene scrupolosamente al vademecum dello scrittore che è stato confezionato per loro. Viene prescritta una mescolanza equilibrata, molto post-moderna, di ironia, erudizione, narcisismo e politicamente corretto.

Scandalizzare è conveniente, purché non si facciano i nomi.

La suddetta mistura è inequivocabilmente micidiale e mortifera per la letteratura. Qualcuno sa indicarmi un solo grande libro che in passato sia scaturito dalla combinazione di questi elementi? Un solo grande scrittore che nella realizzazione della propria opera non sia stato totalmente serio, oltre che crudele verso se stesso e gli altri, spietato, addirittura morboso? Un solo grande scrittore che nel tenere in gran conto il passato e presente letterario non abbia al contempo lavorato come se gli altri libri non esistessero? Che non si sia spinto nella scrittura fino al limite estremo, senza preoccuparsi delle conseguenze sull’ipotetico pubblico? Che non abbia evitato in tutti i modi di crogiolarsi nella contemplazione del proprio ombelico?

Oggi è molto conveniente stupire per fare notizia, scandalizzare senza colpire a morte, denunciare rimanendo in superficie, senza andare mai al punto, senza essere mai diretti e radicali. Perché fare nomi e cognomi e inimicarsi qualcuno? D’altronde, anche il sottoscritto, in questa comoda invettiva, si sta tenendo sulle generali. Per riuscire a sgomitare un po’ e ottenere qualche vantaggio, è meglio una scrittura che sia sempre accattivante e rassicurante perché seriale e mediocre (anche quando dà l’impressione di essere, termine deprecabile, originale).

Svegliati, scrittore. Nessuno vuole avere a che fare con un rompicoglioni della parola scritta. (continua)

I migliori del 2007. Pochi ma buoni.

Posted in Musica on Febbraio 8, 2008 by Alessandro Re

A breve vi racconterò le tre migliori uscite dello scorso anno.

 Robert Wyatt “Comicopera”

The National “Boxer”

Radiohead “In Rainbows”

Che siano le uniche uscite discografiche del 2007 degne di nota? Probabile, dagli anni d’oro più recenti è trascorso più di un ventennio (mi riferisco al periodo fine Settanta – inizio Ottanta). La situazione dell’industria musicale è disperata. Sulle cause di tale penuria, avrò modo di approfondire.

Il velo nero. Memoir con digressioni (Rick Moody)

Posted in Libri con i tag , , , , , on Febbraio 8, 2008 by Alessandro Re

E’ della fine del 2007 la ristampa, presso i Tascabili Bompiani, della traduzione italiana di “The Black Veil”, a mio avviso il più bel libro di Rick Moody. Un memoir? Ma il memoir non vende! Eppure, anche J. Lethem e D. Antrim si sono cimentati, in tempi recenti, nel genere, e l’hanno fatto, come Moody, nel pieno della loro maturità artistica. Credo che il memoir abbia rappresentato, per questi scrittori, un modo di liberarsi dalle pastoie del post-moderno, una tradizione alla quale tutti devono molto, ma con la quale sentono anche di dover fare i conti. “Il velo nero” contiene alcune delle più belle pagine di narrativa che ho letto negli ultimi anni, soprattutto laddove l’autobiografia prende il sopravvento sulle divagazioni saggistiche, per esempio sulle pur stimolanti digressioni sul racconto “Il velo nero del pastore di Hawthorne”, e Moody abbassa il velo, scrivendo del lutto, della vergogna, della dipendenza fisica e psichica, a nervi scoperti, e tuttavia mostrando sempre un controllo stilistico sublime. Lunghi monologhi che trascinano il lettore in una spirale nella quale lo stile e la sincerità redimono il lettore, creano empatia, danno al vissuto privatissimo di Moody valenza universale. Mi viene da pensare a Thomas Bernhard, anche se lo scrittore americano non ha nelle corde la carica invettiva, caustica del Grande Austriaco. Un Bernhard meno crudele e più incline al patetico. Ma la profondità del pensiero, la voragine che incatena il lettore, il respiro musicale travolgente, sono, nelle pagine migliori, i medesimi. “Il velo nero” è un libro da non perdere. Di Rick Moody parlerò ancora.

Rick Moody The Black Veil

Letteratura, Musica, Risonanze (prologo-1)

Posted in A ruota libera on Febbraio 8, 2008 by Alessandro Re

In questo brutto inizio del Nuovo Millennio, continua inesorabile, in tutto l’Occidente, l’attacco mosso da più parti contro la parola. Le origine certe di questa opera di distruzione, le cui implicazioni più estreme non sono ancora del tutto manifeste, coincidono essenzialmente con l’avvento della Televisione. Non prendiamoci in giro, smettiamola di fare i post-moderni. I risultati di alcuni decenni di dominio sono sotto i nostri occhi. La televisione è il primo, grande nemico. La parola omologata, normalizzata, massificata. La parola consumata, logorata, degradata, abusata, inflazionata. (continua)