Il velo nero. Memoir con digressioni (Rick Moody)

E’ della fine del 2007 la ristampa, presso i Tascabili Bompiani, della traduzione italiana di “The Black Veil”, a mio avviso il più bel libro di Rick Moody. Un memoir? Ma il memoir non vende! Eppure, anche J. Lethem e D. Antrim si sono cimentati, in tempi recenti, nel genere, e l’hanno fatto, come Moody, nel pieno della loro maturità artistica. Credo che il memoir abbia rappresentato, per questi scrittori, un modo di liberarsi dalle pastoie del post-moderno, una tradizione alla quale tutti devono molto, ma con la quale sentono anche di dover fare i conti. “Il velo nero” contiene alcune delle più belle pagine di narrativa che ho letto negli ultimi anni, soprattutto laddove l’autobiografia prende il sopravvento sulle divagazioni saggistiche, per esempio sulle pur stimolanti digressioni sul racconto “Il velo nero del pastore di Hawthorne”, e Moody abbassa il velo, scrivendo del lutto, della vergogna, della dipendenza fisica e psichica, a nervi scoperti, e tuttavia mostrando sempre un controllo stilistico sublime. Lunghi monologhi che trascinano il lettore in una spirale nella quale lo stile e la sincerità redimono il lettore, creano empatia, danno al vissuto privatissimo di Moody valenza universale. Mi viene da pensare a Thomas Bernhard, anche se lo scrittore americano non ha nelle corde la carica invettiva, caustica del Grande Austriaco. Un Bernhard meno crudele e più incline al patetico. Ma la profondità del pensiero, la voragine che incatena il lettore, il respiro musicale travolgente, sono, nelle pagine migliori, i medesimi. “Il velo nero” è un libro da non perdere. Di Rick Moody parlerò ancora.

Rick Moody The Black Veil

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